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Pontassieve Doccia Sieci, S.Martino

la villa-castello di 
Torre a Decima

Indice

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La villa castello di Torre a Decima, veduta nord


La villa-castello di Torre a Decima 

fdecima1.gif (90001 byte) Sebbene rimaneggiata più volte, la mole della 
Torre a Decima mantiene gran parte del suo 
fascino austero, in gran parte dovuto al torrione 
in cui si apre il portale di accesso.

Sito

    "Sulla sommità di un poggio ubertoso che si innalza fra la valle dell’Arno e la piccola valle del torrente Sieci, sorge maestosa la villa di Torre a Decima" (Carocci, Illustratore fiorentino, 1907).

Storia

    Il castello fu di proprietà dei Saltarelli, forse gastaldi dei Guidi, i quali, secondo alcuni (Carocci), vollero la costruzione. 

    All’estinzione della famiglia, a metà del XV secolo, il castello, ormai ridotto a villa, passò, nel 1439 in proprietà ai Salviati (nelle persone di Alamanno di Messer Iacopo e del figlio Pietro) ed ai Pazzi (Andrea di Guglielmo) che ne rimasero padroni fino alla metà del secolo scorso. 

    La villa conserva l’antica e solida torre e tracce della fortificazione medievale.

    Dell’origine del castello mancano accenni precisi, ma è presumibile debba risalire alla metà del XIII secolo poiché le sue murature più antiche riflettono nei materiali impiegati e nella forma delle strutture i caratteri tipici dell’epoca.

    L’edificio è caratterizzato da una torre alla quale è stato addossato il fortilizio quadrangolare; i bastioni esterni, il cortile interno rivolto a mezzogiorno ed intorno i locali di residenza e di servizio, distribuiti in più piani e collegati da una scala principale, realizzano un insieme architettonico estremamente semplice tanto all’esterno quanto all’interno.

    Il complesso venne seriamente danneggiato durante le operazioni belliche del 1944 ed nel primissimo dopoguerra è stato oggetto di un completo restauro, voluto dai proprietari di allora i Conti Bianchini di Lenno; a questi lavori parteciparono maestranze di Molin del Piano e S. Brigida, elogiate dal Morozzi nel suo opuscoletto dedicato al castello: tra questi i maestri muratori Fabbri e Cantini, il fabbro Calabri, il falegname Giannelli e gli scalpellini Raggi e Faini, assistiti dal fattore Paolo Gelli.

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Pianta del Castello
(il Nord è a destra)
trrdecim.gif (91979 byte) Il portico con loggiato che aggetta sul cortile 

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Lo stemma Pazzi inserito sul portale

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La Cappella di S. Maria Maddalena a Decima

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    Vicino alla villa è un’antichissima chiesa dedicata a S. Maria Maddalena dei Pazzi.
    Alla sua fondazione la cappella era intitolata a S. Simone, titolo conservato fino al 1835 anno in cui Girolamo di Francesco de’ Pazzi la dedicò alla santa appartenuta alla sua famiglia, S. Maria Maddalena, che aveva a lungo dimorato nel castello.

    L’oratorio, di forma rettangolare, con tribuna sporgente e campanile a vela è realizzato in filaretto.
    All’interno, coperto di tettoia su cavalletti, con decorazioni policrome, vennero scoperti nel 1905, e riparati, due affreschi dei primi del XV secolo, rappresentanti Il martirio di S. Sebastiano e quello di un altro Santo, forse S. Simone. 

    La dedicazione originaria a san Simone si deve probabilmente ai Salterelli, che avevano nel notaio ser Simone uno dei fondatori della loro dinastia. Copie dei suoi rogiti sono conservate nell'Archivio di Stato di Firenze. 

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Stemma Pazzi, murato sulla facciata 
in occasione di un rifacimento del tetto

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Il campaniletto a vela

Il Furto

ritrova6.jpg (10069 byte) Nel giugno 1998 i Carabinieri di Pontassieve, durante le operazioni di controllo ad un posto di blocco, intercettano due individui sospetti che trasportano, nascosta in un sacco nero, una lunetta in maiolica del diametro di circa 70 cm. 
Risulta subito evidente che si tratta di un'opera trafugata, forse a qualche chiesa di campagna, ma sarà difficile individuarla: nessuno denunzia il furto e ogni ricerca pare vana. 
Nel frattempo i legali dei due fermati richiedono la restituzione dell'oggetto che, secondo i loro assistiti, sarebbe stato acquistato su una bancarella di un mercatino dell'antiquariato. 
Come ultimo tentativo i militi chiedono la nostra collaborazione. Da parte nostra riconosciamo trattarsi di una riproduzione di terracotta robbiana ma, pur tornandoci familiare, non riusciamo a ricordarci dove potevamo averla già vista.
In ogni caso i Carabinieri ci lasciano una foto della lunetta che rimane sulla scrivania per qualche settimana, fino a quando, grazie all'immagine che avevamo archiviato nella nostra GUIDA, abbiamo immediatamente riconosciuto l'oggetto misterioso! Così i Carabinieri hanno potuto individuare il luogo di provenienza ed i legittimi proprietari, ed i due individui fermati sono stati rimandati a giudizio per furto.

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La lunetta era effettivamente una copia di robbiana 
ed era stata murata decenni orsono sul portale 
di accesso alla Cappella di S. Maria Maddalena a Decima.

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Bibliografia

Il castello di Torre a Decima, a cura di Guido Morozzi, Tipografie "E.Ariani" e "L'Arte della stampa", Firenze, 1951.


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