| comune | plebato | popolo |
| Pelago | Pelago | Altomena |
la Villa
(già castello) di |
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Come arrivare
Ad Altomena si arriva percorrendo da Pontassieve la statale per Arezzo fino alla frazione di Carbonile; da qui si imbocca la strada per Paterno, da cui poco dopo si stacca sulla sinistra il viale di accesso alla villa.
Posto su uno sprone delle alture che degradano verso lArno, tra il fosso di Vitorchioni ed il torrente Vicano, a poco più di 300 m. di altitudine, il complesso di Altomena ha assunto nel corso dell'età moderna i caratteri di una grande villa-fattoria, con l'assorbimento delle preesistenze medievali (oggi solo in parte leggibili) del cassero (corrispondente alla torre centrale) e del cortile del palagio trecentesco.
Nel complesso è inglobata la chiesa di San Niccolò che dava il nome ad un popolo della lega di Diacceto e che conserva in parte le originarie strutture romaniche.
Il toponimo (forse Altumena o Artumena) sembra rilevare unorigine etrusca, anche
se la mancanza di reperti non conferma per ora questa ipotesi.
In questa località, nel 1866 fu rinvenuta una punta di freccia di età
neolitica, mentre nel 1929 nelle vicinanze furono portate alla luce strutture
interpretate come pertinenti ad una villa di epoca romana (tutto il materiale è
depositato presso il Museo Antropologico di Firenze).
Il toponimo è attestato per la
prima volta in un atto di vendita di beni fra privati risalente al 1080
(Archivio di Stato di Firenze, Abbazia di Vallombrosa).
I rapporti dei monaci con questa località sono confermati da
altri documenti successivi (1102, 1123, 1171).
Lattuale villa con la fattoria ingloba i resti di un antico castello che
per almeno per tutto il XII secolo appartenne ai Conti Guidi.
Tale appartenenza è confermata da alcuni diplomi imperiali
tra cui un privilegio di Arrigo VI del 25 maggio 1191.
Allorché però Firenze cominciò ad estendere la propria influenza lungo il corso dell'Arno (con la conquista dei vicini castelli di Quona nel 1140, e di Monte di Croce nel 1153) i Guidi furono costretti a ritirarsi verso il Casentino, pur rimanendo formalmente titolari del potere feudale fino al secondo decennio del '200.
Fu soltanto allora che il distretto castrense di Altomena passò sotto la piena giurisdizione del Monastero di Vallombrosa, confermata dalla nomina da parte dellabate Benigno (1226) di Ruggeri dAlberto da Quona a visconte e vicario per i castelli di Magnale, Ristonchi e Altomena e da un contratto di vendita del 1229 di beni posti in castello et curte de Altomena.
Il Repetti ci informa che anche Altomena fu interessata dalle scorrerie compiute in tutto il contado dai Ghibellini dopo la battaglia di Montaperti (1260), che in questa località comportarono probabilmente la distruzione del castello.
La lettura dei caratteri architettonici dell'edificio (di chiara impronta romanica) ci permette di affermare che a quel tempo già esisteva la chiesa di S. Niccolò, nonostante che ancora nel 1299 essa non risultasse tra le suffraganee della pieve di Pelago (la parrocchiale era la vicina S. Lucia ad Altomena): ciò lascia ipotizzare che essa sia stata in origine un oratorio "privato" al servizio del castello e che solo in un secondo tempo (sicuramente dal 1332) abbia assunto la dignità di "popolo" autonomo.
Altomena rimase sotto il diretto controllo vallombrosano
fintanto che un ricco ed intraprendente borghese fiorentino, deciso ad investire
i guadagni di un'avviata bottega d'oreficeria, non ne rilevò la proprietà: del
12 maggio 1377 è infatti l'acquisto da parte di Zanobi di ser Zello di Goso di
due poderi con case, più 10 pezzi di terra e una torre colombaia, il tutto
situato nel popolo di S. Niccolò ad Altomena in luogo detto alle Pendesi nei
pressi del Castello di Altomena.
E' ipotizzabile che tale atto di compra seguisse un altro (di
cui non abbiamo notizia) relativo al castello, e compiuto dal padre -fondatore
della famiglia dei "Ser-zelli"- forse qualche anno prima.
Comunque sia, circa 50 anni dopo (1427), il figlio di
Zanobi, Bernardo denunciò la proprietà del complesso di Altomena, composto da
un "palagio", una casa con corte (posta però parzialmente fuori dal
circuito murario del castello), una torre, e due case di cui una con una piccola
porta da cui si accedeva al castello.
Oltre a ciò Bernardo Serzelli risultava proprietario dei
poderi e delle rispettive case da lavoratore di Seranza, Meleto, Valle Relle,
Torre, a Colla, al Colle, Casa Bruno, Rigorsa, il Formicaio, Piano di Selvoli,
alla Selva, tutti nel popolo di Altomena.
Ad Altomena si conservano le riproduzioni fotografiche del
cabreo di fattoria (portato via dai penultimi proprietari, la famiglia Togni)
redatto nel 1827 dal geometra architetto Luigi Salucci.
| 1229 | Vendita di alcuni beni posti in castello et curte de Altomena. Vallombrosa, 22 novembre. |
| 1269 | Risulta distrutta dai ghibellini unam domum posta nel castello di Altomena super portam dicti castri. L.E., par. 188. |
| 1309 | Un casolare positum in castro Altomene è confinante con il murus dicti castri (Not. Antec. A. 937, c. 8v., aprile 21). |
| 1338 | unum palatium comune ipsorum filiorum domini Alamanni et domini Loisii condam Talani de Adimaribus positum in castro de Altomena (Not. Antec. F. 529, settembre 11). |
| 1373 | Divisione dei beni appartenenti a Piero di Filippo di Lando
ed a Maso di Luca di Filippo di Lando degli Albizzi. L'atto è successivo ad un lodo con
il quale erano state decise tre parti: la prima (I) spettante a Piero, la seconda (II) a
Maso, la terza (III) in comune tra i due, per 2/3 a Piero e per 1/3 a Maso. (I)
Unam domum cum fattorio positam in populo Sancti Niccolay et castro Nepozzani cui aj via,
aij via, aiij Filippi Vacche de Monteseccho et dicti Masi, aiiij Macchi Banchere de
Nepozzano; (II) Unum casserum cum cortili, citerna et carbonaria cui aj via, aij, iij, iiij
fossa dicti casseri; (III) Domum cum casolare positam in castro Altomene cui aj via, aij
monasterii Vallis Umbrose, muro comuni mediante, aiij via muro mediante, aiiij heredum
Torelli Vannis; |
| 1427 | Bernardo di Zanobi di ser Zello (popolo di San Simone di
Firenze) si dichiara proprietario, tra gli altri beni, di uno palagio chon palchi, teto, cholombaia sanza colombi e volta sotto terra e granai e chon chorte, chiostro in volta e verone sopra il detto chiostro chon piaza overo ortale cho' moro, nocie e ficho posto nel chastello di Altomena, nel popolo di Santo Niccholo d'Altomena che a tutto, verso oriente: a primo le rede della Mattea Pinzochera de' Sacchetti, aij verso mezzogiorno via fuori del detto chastello, a terzo verso occidente gli 'nfrascritti beni, aiiij verso settentrione la piaza innazi la chiesa di Santo Niccholo detto e via e piaza di dietro alla detta chiesa; una chasa cho' chorte, forno, citerna con terra vingnata e pergholata cho' muro, francha cho' più alberi frutiferi e no' frutiferi posta nel detto popolo di Santo Nicholo d'Altomena e parte nel chastello e parte di fuori che da primo gli 'nfrascritti beni e detta piaza dinazi alla chiesa e detto palagio , aij via fuori del detto chastello, aiij ripa overo chosta soda, aiiij puntato che si dice a Porta Francha; una torre cho' palchi e tetto e cholombaria sanza colombi co' un poco di chorte overo procinto, posta nel detto chastello e popolo, che da primo via, aij muro della chiesa, aiij via overo gli frascritti beni, aiiij i beni di detta chiesa e chiasolino di mezo; una chasa cho' palchi, tetti, corte, citerna e porticiuola per la quale s'entra in detto castello, cho' chasetta atta a stalla, cho' chasolare e ortale posta nel detto chastello e popolo, cha da primo via fuori del detto chastello, aij le rede della Mattea predetta, aiij via, aiiij le dete rede overo le rede della Ghabriella e muro comune in mezo; una chasetta con tetto atta a ciella e un altra sanza tetto atta a tina chon ortale, perghole, fichi e noci posta nel detto chastello e popolo cha da primo via e parte i sopradetti beni, cioè procinto di detta tore, aij la piaza dinanzi alla chiesa, aiij i sopradetti beni, aiiij piazuola di Porta Francha elle rede di detta Mattea, muro comune in mezo; una chasa co' stalla e forno ghuasto posta in detto chastello e popolo, luogho detto a Porta Francha cha da primo via fuori di detto chastello, aij rede di detta Mattea, aiij piazuola di Porta Francha, aiiij via fuori di detto chastello. I sopradetti chasamenti, beni e palagio s'abitano per llo sopradetto Bernardo e sua famiglia e per Chorsino suo lavoratore sicchè non se ne chava frutto salvo che delle viti e perghole rendono in parte dell'oste: vino barili III (Catasto, 63, cc. 34r. e segg.). |

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Come si è visto sopra, nel 1427 il cuore dell'antico
insediamento di Altomena non era più la torre guidinga, bensì un Palagio
signorile sorto sul lato di mezzogiorno; per quanto riguarda la sua datazione
possiamo ipotizzare che essa sia successiva alle distruzioni ghibelline del 1260
ma precedente -ovviamente- alla dichiarazione di Bernardo Serzelli del 1427.
Peraltro una lettura delle componenti architettoniche del
Palagio (in particolare il chiostro, con le colonnine ottagonali in pietra
terminanti con capitelli cubici scantonati ove si appoggiano arcate a vela) che
prescinda dai rimaneggiamenti successivi, conferma la matrice trecentesca
dell'edificio.
Nel 1457 esso però si presentava già in stato di degrado, tanto che -forse nel corso del '600- i Serzelli preferirono riattare l'area volta a settentrione (con le case coloniche e ciò che rimaneva dell'antica torre guidinga) e ridurre il Palagio trecentesco a locali di fattoria.
Con la morte senza eredi diretti di Iacopo Leone (1803), ultimo della famiglia Serzelli, Altomena passò ai Bardi del ramo cadetto degli Alberti, che si dissero Bardi Serzelli.
Dalle carte del Catasto Generale Toscano si ricava che
all'inizio dell'800 l'intero complesso aveva una planimetria simile a quella
attuale.
Alla metà del secolo fu ampliata la canonica sulla destra
della chiesa e unificato il fronte sullla "piazzetta", con il
collegamento tra "castello" e "palagio" attuato con due
pareti -ai lati della facciata della chiesa- di uguale altezza e con identica
disposizione delle aperture (si notino in particolare gli archi rivestiti in
bugnato).
Sempre in quell'epoca fu inoltre trasportato il campanile a
vela della chiesa dalla parte sinistra a quella destra.
Estintisi anche i Bardi Serzelli (con il conte Alberto,
morto nel 1954), Altomena passò ai marchesi genovesi Cattaneo Della Volta, dai
quali l'acquistò la famiglia veneta dei Togni, i quali alla loro partenza la
spogliarono degli arredi settecenteschi.
L'azienda appartiene dai primi anni '90 alla famiglia Sartori.
Il complesso di Altomena si presenta oggi come una struttura articolata in tre corpi principali: la villa, sviluppata attorno alla torre (unica testimonianza dellesistenza dellantico castrum), la chiesa di San Niccolò, e la fattoria, sorta sulle vestigia del Palagio trecentesco.
Bibliografia
Vittorio Ferrini, La presenza umana dall’antichità al medioevo, in "Le antiche leghe", a cura di I. Moretti, Comuni di Pontassieve-Pelago-Rufina, 1988, pp.87-140 (scheda 50).
Carta archeologica della Provincia di Firenze, 1995 (scheda 32.9.).
Bati, relazione storica (dattiloscritta).
Si ringraziano gli attuali proprietari, famiglia Sartori, per la grande disponibilità e collaborazione dimostrata.
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