comune plebato popolo
Reggello Rignano Sociana, S. Maria

Popolo di
S. Maria a Sociana

Indice


La chiesa di S. Maria a Sociana

Storia

La densità di toponimi di origine latina e longobarda, e la relativa ricchezza di ritrovamenti di carattere archeologico dimostrano che fin dall’epoca altomedievale tutta l’area intorno a Sociana era assai ricca di insediamenti.
Le prime notizie certe relative alla chiesa di Santa Maria a Sociana (in antico Susciana) derivano dagli elenchi delle decime delle chiese della Diocesi di Fiesole del 1299, dai quali si ricava come S. Maria fosse a quel tempo cappella suffraganea della Pieve di S. Leolino a Rignano, situata sull’altra sponda dell’Arno.
La chiesa è di epoca romanica ma sorge assai probabilmente su di un preesistente edificio civile di epoca altomedioevale, i cui resti sono visibili nei sotterranei, adibiti a cantina, del piccolo borgo cresciuto intorno alla chiesa.
Vi si può accedere ancora oggi attraverso una botola che si apre nel pavimento del portico della chiesa, scendendo una breve e ripida scala che conduce a due grandi ambienti sotterranei, disposti lungo il fianco nord dell’edificio sacro soprastante.
Oltre a questi due locali, di forma pressappoco quadrata, se ne trova un terzo lungo e stretto, simile ad un corridoio, oggi privo di aperture ma che un tempo era in comunicazione con la tinaia posta dietro la canonica; quest’ultimo ambiente, ricavato nel banco di roccia, è in leggera salita, e recupera quasi del tutto il piano del portico.
Questa serie di locali è organizzata lungo un unico asse longitudinale alla chiesa.
Il secondo ambiente si caratterizza per la copertura a crociera, dal sesto in mattoni assai ribassato.
Attraverso la parete nord si accede ad una scala in mattoni, che risulta però chiusa da un solaio realizzato in epoca imprecisata: forse essa metteva in collegamento questi ambienti (poi adibiti a cantine) con la canonica soprastante, forse in un periodo antecedente alla ricostruzione della stessa avvenuta nel XVIII sec. .
All’imbocco del terzo locale, simile ad un corridoio, si trova poi un cunicolo scavato nella roccia, il quale, dopo un breve tratto in curva (coperto da mattoni disposti per taglio, a costituire una stretta volta a botte), risulta occluso, quasi si trattasse di un passaggio non più necessario.
In corrispondenza di questo cunicolo, vi si innesta alla base un arco (probabilmente di epoca altomedievale) caratterizzato da una struttura piuttosto rozza, composta da pietre irregolari murate con calce: l’arco presenta alla sommità una gobba irregolare dall’andamento piuttosto aperto, mentre alla base poggia su due spalle il cui sviluppo avviene quasi completamente sotto terra, quasi che la loro impostazione si trovasse molto più in profondità.

Nel 1709 venne terminata la costruzione del portico antistante la chiesa, così come è testimoniato dalla seguente iscrizione figurante sulla lastra di pietra arenaria (con sopra inciso lo stemma dei Soldini) attualmente murata sulla parete della vicina canonica:

D.O.M.
GIO:PIETRO DE SOLDINI DI CASENTINO
DELL’INCISA PIOVANO
POI QUI CURATO
E QUELLA LOGGIA, E QUESTA, HA FABBRICATO
AL BEN COMUNE INTENTO, E ONOR DIVINO.
A.D. MDCCCIX

Nel 1929 la chiesa fu completamente ristrutturata, e in memoria di questa operazione all’inizio della parete destra fu apposta un’altra epigrafe:

L’ANNO DEL SIGNORE 1929 IL 15 DI AGOSTO FU SOLENNEMENTE RIAPERTA AL CULTO QUESTA CHIESA RESTAURATA E ABBELLITA COLLE OBLAZIONI DEI POPOLANI E PARTICOLARMENTE PER LA MUNIFICENZA DEL PARROCO D. PIETRO CATOLFI CHE AL PIO INTENTO DI GLORIFICARE DIO E LA VERGINE ASSUNTA IN CIELO VOLLE UNITO IL PROPOSITO DI ONORARE LA SANTA MEMORIA DELLA SUA NIPOTE GELINDA VOLATA FRA GLI ANGELI A 17 ANNI IL 30 MARZO 1929

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Architettura

La chiesa, ad unica navata, si presenta oggi nell’aspetto seguito al rifacimento degli anni venti, con elementi di gusto eclettico e storicistico tipici di inizio secolo, così intriso di rimandi all’arte medievale e rinascimentale.
Le capriate sono dipinte a piccoli motivi geometrici vivacemente colorati; le vetrate sono realizzate a vetri colorati con "piombature".
Nel presbiterio si trovano due grandi bifore ad archetti acuti di stile neo-gotico, mentre neo-rinascimentali appaiono il fonte battesimale e una balaustra in ferro battuto.
Lungo la fiancata ovest della chiesa si eleva sul muro perimetrale al termine della navata un alto campanile a vela, a due ordini di campane, sormontato da una cuspide con una croce in metallo; di particolare pregio le cornici in pietra arenaria.
Sul fronte posteriore della chiesa si trovano una casa colonica con i suoi annessi agricoli (tinaie, stalletti, magazzini, forno).

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Arredi

All’altare maggiore tela rappresentante l’Assunzione della Vergine con gli apostoli di scuola tosco-emiliana della seconda metà del Settecento. L’altare maggiore è opera dello scalpellino Egidio Piccardi e risale al 1929, anno di ristrutturazione di tutta la chiesa.

Lungo l’unica navata, all’altare di sinistra, troviamo una tela raffigurante Santa Lucia di scuola fiorentina della prima metà del XVII secolo, attualmente in restauro e, all’altare di destra, una tela rappresentante La Madonna del Carmine tra i santi Teresa d’Avila e Alberto Carmelitano, riferibile a scuola fiorentina e databile al terzo quarto del XVII secolo.

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La canonica

Accanto alla chiesa, unita ad essa da un grande portico a travi in vista su colonne, si trova la canonica, ricostruita all’inizio del Settecento.

Lo schema compositivo dell’edificio preesistente era con tutta probabilità assai diverso: lo dimostrerebbe il fatto che dal sottosuolo sale una scala (oggi accecata) che emerge praticamente nel centro del salone attuale.
La fiancata nord della canonica è impreziosita da stipiti e davanzali in pietra sagomata e intonaco graffito, mentre sulla fiancata laterale figura uno stemma dei Soldini (l’arme rappresenta un braccio con un guanto che sorregge una torre merlata con scarpatura alla base). Al di sopra dello stemma corre una scritta, anch’essa graffita, che ricorda un restauro effettuato a questa fiancata in epoca successiva.

Dal portico, attraverso un portalino con architrave e stipiti in pietra, si perviene al suo interno in una grande sala, con belle travature e modanature in pietra; di qui, tramite una rampa di scale in pietra, si accede al secondo piano dove si trovano le camere, in una delle quali figura un bel caminetto a parete.

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L'archivio parrocchiale

Battezzati: 1914-1970*.

Cresimati: 1926-1970*.

Matrimoni: 1811-1920; 1817-1877; 1852-1872; 1910-1924; 1926-1929; 1929-1966; 1966-1970*.

Morti: 1811-1911; 1818-1871; 1912-1970*.

Stato d'anime: 1797-1829; 1837-1873; 1841; 1873-1912; 1879-1904; 1904-1924; 1948-1951; 1954-1955; 1936; 1966*.

Entrate e uscite delle feste: 1749-1857.

Decimario: 1666-1853.

Vacchette delle Messe, ufizi, legati pii, feste, ecc.: 1737-1955 (9 pezzi).

Liber chronicus: 1955.

Documenti matrimoniali: 1) 1929-1950; 2) 1951-1970.

Terz'ordine di S.Francesco: Iscritti, 1935, 1940.

N.B.: I volumi contrassegnati con asterisco (*) si trovano nella chiesa di S.Clemente a Sociana, i restanti nell'archivio vescovile di Fiesole.

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Bibliografia

RASPINI G., Gli archivi parrocchiali..., 1974, pp.215-216.

P. TERMINI, S. Maria a Sociana, in "Corrispondenza", n. 23, a.XII (2), 1992, pp.14-17.

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Il Popolo di S. Maria a Sociana

mappa

 

toponimi

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