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Popolo di 
S. Martino a Rufina


L'antico insediamento di S. Martino a Rufina

Come noto, il nome di Rufina nei documenti più antichi (a partire dal XII sec.) faceva riferimento non tanto all’odierno abitato, quanto ad un antecedente nucleo abitativo che si trovava più a monte, lungo la sponda destra del torrente omonimo, a circa 3 Km dal punto di confluenza con la Sieve.

Dell'antico insediamento di San Martino a Rufina restano poche tracce e le testimonianze nelle denominazioni di S. Martino Vecchio o anche S. Martino rovinato; la sua fondazione è probabilmente da collegarsi al primo dominio dei vescovi fiesolani, se già nel 1103 Pasquale II confermava ai prelati una parte del castello della Rufina del quale non si hanno però ulteriori memorie.

Il sito è stato scoperto nel 1982, nell'ambito di una campagna di rilievi svolta sulla scorta di una testimonianza orale che ricordava nel paese la presenza di un edificio religioso, denominato San Martino Rovinato.

Gli scavi hanno fornito chiare attestazioni della presenza umana a partire dal periodo villanoviano, protraendosi in quello etrusco arcaico ed ellenistico, fino ad arrivare al basso medioevo, con la presenza della oggi scomparsa chiesa di S. Martino.

I resti di quest’insediamento occupano la parte terminale del lungo sprone collinare che dal monte Pomino si protende verso il piano alluvionale del torrente Rufina, restando delimitato (oltre che dal suddetto torrente) anche dal fosso di S. Martino che scendendo da Petrognano, lo lambisce da occidente.

Il complesso quindi, data la morfologia del suolo, si presentava con caratteristiche spiccatamente difensive: esso si sviluppava a partire dal risalto roccioso posto a q. 248, che costituiva la parte più alta dell’abitato, a mo’ di roccaforte; vi si accedeva tramite una rampa nel lato sud della cinta muraria, di cui restano le fondazioni dello spessore di circa un metro. Oltrepassato un varco, dove forse esisteva una porta, si trovava un largo spiazzo rettangolare (m. 20x30), racchiuso su tre lati da muri di recinzione, mentre non ci è dato sapere se sia mai esistito il muro mancante sul quarto lato, rivolto a nord, dove forse la presenza di una profonda scarpata aveva reso superflua la costruzione di ulteriori opere di protezione.

Lungo i muri dell’area interna non sono stati notati resti di costruzioni, con esclusione della zona centrale del recinto, dove probabilmente si trovava l’antica chiesa di S. Martino, della quale, oltre ai residui di calce e della pavimentazione in mattoni, rimangono i probabili resti dei basolati delle fondazioni. La chiesa, di cui non si ha più notizia dalla prima metà del ‘300, fu abbandonata probabilmente a seguito del trasferimento delle popolazioni verso il fondovalle, e successivamente fu forse utilizzata come cava di pietra per costruire le vicine case coloniche. Non sappiamo quando la chiesa cambiò la sua ubicazione originaria. Dalle notizie d’archivio sappiamo che la nuova chiesa presso la confluenza tra Rufina e Sieve fu istituita come parrocchia solo nel 1819.

La parte sottostante dell’insediamento (più bassa di circa 3 metri rispetto alla piano superiore) si estende per circa 800 mq., grosso modo suddivisibili in due grandi spazi rettangolari, entrambi sorretti dalla parte esterna da solide mura, e all’interno affiancati ortogonalmente al caposaldo difensivo.

All’estremità del rettangolo del versante est (m. 25x10) sono riconoscibili i resti dello stipite di una porta che immette all’esterno verso l’entroterra, il quale si appoggia, costituendone l’avancorpo, alla struttura muraria precedentemente descritta. Sempre in quest’area, in cui in origine doveva svilupparsi l’asse viario principale, restano le tracce di un grosso edificio, andato distrutto probabilmente a seguito del cedimento del muro esterno (tuttora rilevabile in quel settore). Dopo il crollo del muro, per consolidare il piano, fu costruito con pietrame di recupero un muretto parallelo posto circa 3 metri più all’interno, che in prossimità della porta descrive una curvatura riducendo lo spazio della porta medesima e dello stradello di accesso.

Il rettangolo del versante sud invece si presenta più esteso e più variamente articolato, poiché l’unica superficie pianeggiante si trova a ridosso della struttura fortificata, mentre la parte rimanente è caratterizzata da una forte pendenza che declina verso il torrente Rufina. Il muro di recinzione che delimita tale settore parte dallo sperone dell’angolo occidentale della roccaforte e nonostante alcune interruzioni scende lungo la pendice in modo rettilineo per oltre 20 metri, dopodiché, effettuato un angolo retto si volge ad est costeggiando per 30 metri il fianco della collina. In corrispondenza dell’angolo orientale da cui la cinta muraria riprende a salire, si affianca lateralmente l’antica mulattiera che risale dal fondovalle lungo il torrente, per portarsi allo stretto passaggio formato dall'intersezione dei due rettangoli, dove si apriva la porta principale dell’insediamento, protetta da opere di difesa.

Di queste ultime rimangono le robuste fondazioni di un edificio quadrangolare (m.4x4) sporgente dalla cortina muraria e i resti di un’altra costruzione a ridosso della porta seminascosta dalle macerie.

All’interno di questa area sono pure riconoscibili altri edifici costruiti con pietrame secco e poiché sembrano composti da un solo vani, non è improbabile che essi debbano risultare come i basamenti e i fondi delle capanne delle primitive abitazioni.


I reperti.

La totalità dei materiali proviene da una discarica che nel corso dei millenni, scivolando lungo le pendici del colle, veniva trattenuta da un muro posto più in basso, formando così un deposito di varia natura e di epoche diverse, che è venuto in superficie in seguito al crollo del muro e al conseguente scollamento dei terreni circostanti.

Sono stati rinvenuti abbondanti ressi ossei di animali (vitelli, capre, pecore, suini, cinghiali, caprioli) che testimoniano innanzitutto il regime alimentare della popolazione locale, basato sull’allevamento e sulla caccia.

Da segnalare anche il ritrovamento di numerose scorie ferrose, a riprova dell’attività di un fabbro ferraio, e di una piccola fuseruola usata per filare che testimonia l’esistenza della pratica della tessitura, esercitata con metodi rudimentali per uso domestico.

Particolarmente significativo è il rinvenimento di ceramiche modellate a mano, probabilmente prodotte con la stessa argilla del torrente: ad un contesto sociale arcaico, proprio di una piccola comunità fondata sull’agricoltura e sulla pastorizia e priva di contatti con l’esterno, rimandano infatti i rozzi vasi in terracotta di forma troncoconica tipicamente villanoviani (decorati in alcuni esemplari con bugnature), le anse cilindro- rette, le ciotole carenate, le larghe tese appiattite di molte forme vascolari con il piede a disco o svasato.

A fianco di questi reperti, si collocano invece frammenti vascolari più ricchi e di sicura produzione industriale (buccheri, ceramiche a vernice nera, ecc.), riferibili al periodo etrusco.

 

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Altri ritrovamenti archeologici

Nel luglio 1928, nel corso dei lavori effettuati nel terreno prospiciente il palazzo comunale di Rufina per la costruzione dell’albergo Grazzini, alla profondità di ca. m.2,50 dal piano stradale, vennero rinvenuti frammenti di lucerne, vetri, frammenti di lamine bronzee e ceramica aretina. 
Il materiale è depositato presso il Museo Archeologico di Firenze.

In località Ulivo (non lontano da Petrognano) è invece documentato un complesso insediamento pluristratificato di cui rimangono particolarmente evidenti e conservate ancora parzialmente in alzato, consistenti parti delle strutture medievali. 
I frammenti ceramici rinvenuti nell’area (particolarmente abbondanti quelli di età ellenistica, anche se non mancano frammenti presumibilmente più antichi nonché ceramiche medievali) autorizzano a ritenere la zona frequentata per un lungo lasso di tempo.


Bibliografia

Alvaro Tracchi, Dal Chianti al Valdarno. Ricognizioni archeologiche in Etruria, C.N.R. 1978 (p.133).

Vittorio Ferrini, La presenza umana dall’antichità al medioevo, in "Le antiche leghe", a cura di I. Moretti, Comuni di Pontassieve-Pelago-Rufina, 1988, pp.87-140 (schede 56 e 57).

Carta archeologica della Provincia di Firenze, 1995 (schede 37.4, 37.7. e 37.5).

 

 

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Il Popolo di S. Martino a Rufina

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