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Pontassieve Acone Vicoferaldi

Popolo di 
S. Maria a Vicoferaldi

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Indice

La chiesa di Vicoferaldi, sulle pendici del Monte Giovi

La Parrocchiale di S. Maria a Vicoferaldi

Il Niccolai (1914, p.738) avanza questa ipotesi riguardo l’origine del toponimo: "...trae la sua denonominazione da un vico di verosimile appartenenza ad un Feraldo della famiglia forse de’Cerchi, il cui dominio sulla contrada risale almeno al secolo XIII".

Le prime notizie certe relative alla chiesa risalgono al XIII sec., allorché nel 1280 sappiamo che il prete Guido, rettore di Vicoferaldi, divenne priore di Olmi (Arch. Parr.le Olmi, Chronicon, c.2).

Da un rogito del 1320 che registra l’elezione del sindaco del popolo, possiamo conoscere i nominativi dei capofamiglia di quel tempo: "Giovanni e Bandino figli di Finocchio, Cambiuzzo fu Ugolini, Finocchio fu Ubaldo, Salvetto fu Rota, Fazio fu Spigliato, Vanni fu Bino, Giannetto fu Martino, Mazzolo fu Nieri, Tenduccio di Bussino, Meglio e Giovanni fu Migliore" (A.S.F, Not. Antecos., A. 350, 27 giugno 1320).

Da queste piagge, oltre i Cerchi, erano scesi a Firenze nel XIII secolo anche i Gianni: una dichiarazione da loro fatta presso il notaio ser Giovanni Cartapecchi infatti li indica originari del popolo di Vicoferaldi (A.S.F., Not. Antecos., C. 102, 8 settembre 1287).

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La scala di accesso al portale Il campanile a vela

Furono rettori di S. Maria ser Meglio (1344), ser Bruno (1394) e ser Giovanni (1453) (cfr. rispettivamente: A.S.F., Not. Antecos. A. 353, 20 ottobre 1344; A.A.F., Mensa Vescovile cod. 2, c.88 r.; cod. 10, c.54 v.).

La chiesa di Vicoferaldi rimase prioria fino al 1594, anno in cui le fu concesso il privilegio del fonte battesimale; in quell’occasione le fu staccata la chiesa di S. Piero a Colognole, che le era stata aggregata nel 1564.

Nel 1585 il rettore di S. Maria, Marco Rosticci, provvide a ricostruire l’oratorio di S. Giusto a Monte Giovi, aggregato a Vicoferaldi vent’anni prima (A.A.F., Campione di campagna).

Il patronato della prioria, passato dai parrocchiani agli Adimari, fu da questi condiviso con i Capitani di Parte, dai quali poi pervenne al Granduca.

La chiesa si presenta oggi priva ormai di ogni arredo: un tempo vi si conservava una ghirlanda di frutta di fattura robbiana. Negli anni scorsi alcuni ladri rubarono persino le antiche campane del campaniletto a vela.

vicfer6.jpg (45789 byte) L'interno, spogliato da ogni arredo mobile
vicfer2.jpg (38888 byte) Ascensione della Vergine
Piccolo affresco dipinto sul fondo della scarsella

 

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Il Popolo di S. Maria a Vicoferaldi

mappa

toponimi

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Il castellare etrusco di Poggio Castagna

Ad est di casa Tamburino, sul versante sud – orientale della sommità di un caratteristico promontorio (ricoperto di vegetazione) denominato La Castagna, sono stati individuati (1984) i resti di strutturazioni murarie riferibili ad un luogo fortificato, difeso da strapiombi naturali, risalente forse al periodo etrusco – ellenistica. Un rafforzamento con strutture murarie venne osservato sul solo lato sud-orientale.

Tra i reperti rinvenuti segnaliamo pezzi frantumati di laterizi e di ziri d’impasto breccioso, nonché i vari fittili di figulina depurata e di terracotta granulosa chiara.
Il materiale è depositato presso il Museo Archeologico di Firenze.

 

Bibliografia

Alvaro Tracchi, Dal Chianti al Valdarno. Ricognizioni archeologiche in Etruria, C.N.R. 1978.

Vittorio Ferrini, La presenza umana dall’antichità al medioevo, in "Le antiche leghe", a cura di I. Moretti, Comuni di Pontassieve-Pelago-Rufina, 1988, pp.87-140 (scheda 22).

Carta archeologica della Provincia di Firenze, 1995 (scheda 33.1).

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