comune plebato popolo
Reggello Cascia Caselli

Popolo di 
S. Michele a Caselli

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Indice

San Michele a Caselli; veduta generale

La chiesa di S. Michele a Caselli
 

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San Michele a Caselli: interno. San Michele a Caselli: particolare dell'ingresso alla chiesa ed alla Canonica.


Storia

Il popolo di San Michele è documentato nel 1260 nel Libro di Montaperti. Secondo Emanuele Repetti fu di patronato dei Castellani. E’ ricordata nelle Decime del 1274-75 e del 1301-3. Il popolo di San Michele faceva parte dei "Quattro Popoli di Cascia", comunità rurale della quale si conservano statuti fin dal XV secolo. Nel 1565 la chiesa risulta unita a San Lorenzo a Cascia; era annessa allo spedale di S. Maria Nuova dal quale fu staccata da mons. Ranieri Mancini e dichiarata inamovibile il 23 febbraio 1787. Secondo alcuni studiosi la chiesa fu costruita al centro di un cimitero di epoca longobarda; a sostegno di questa ipotesi il fatto che l’etnia citata era solita dedicare a San Michele le chiesette cimiteriali. Che il terreno circostante l’edificio fosse un tempo adibito a cimitero lo dimostrano i reperti archeologici di sepolture ritrovati in sito.

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Descrizione architettonica

La chiesa di san Michele, orientata est-ovest, è ad unica navata (15 m x 8 m)conclusa da scarsella. Al corpo di fabbrica della chiesa sono stati appoggiati, probabilmente nel XVII secolo, la casa presbiteriale e la sacrestia. L’edificio, di impianto medievale, ha subito un completo rifacimento nel XVII-XVIII secolo quando l’interno e la facciata sono state trasformate nelle forme tardobarocche oggi visibili. L’altezza del corpo di fabbrica risulta così falsata rispetto all’impianto originario; l’attuale coronamento si deve a questo periodo. Tutto l’edificio è stato completamente restaurato fra il 1996 ed il 1997.

Il paramento murario esterno in pietra a vista è da attribuire al XIII secolo; è costituito da pietre perfettamente squadrate di medie e grosse dimensioni disposte in corsi regolari e paralleli. Le aperture sulla parete esterna ovest sono di XVII-XVIII secolo; su questa parete si apriva un bel portale ad arco duecentesco oggi tamponato da un’apertura più tarda. Sotto questa apertura due finestrelle, che danno luce alle cantine sottostanti, recano la data 1651. In virtù del recentissimo restauro la chiesa è in perfetto stato di conservazione. Con la sua elegante decorazione tardobarocca, ornata con una serie di piccole tele ovali entro cornici a stucco del tardo Seicento, la chiesa rappresenta un complesso omogeneo quale raramente avviene di trovare in Toscana.

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Arredi

 All’interno trovano posto tre altari, quello maggiore, dedicato al Santo titolare, è sormontato da una tela ad olio del XVII secolo opera di G.B. Cennini, rappresenta la Vergine col Bambino, un santo alla sua sinistra ed a destra l’Arcangelo Michele che combatte il drago.

qcasel1.jpg (24673 byte) San Michele a Caselli; interno, particolare degli stucchi barocchi.
qcasel2.jpg (36400 byte) San Michele a Caselli; interno, particolare degli stucchi barocchi

 

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San Michele a Caselli; particolare del soffitto affrescato.

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Archivio parrocchiale

Registro dei battezzati: 1920-1970.

Registro dei cresimati: 1635-1890, 1893-1920, 1924-1933, 1933-1970.

Registro dei matrimoni: 1818-1851, 1851-1867, 1852-1921, 1921-1932, 1934-1950, 1951-1970.

Registro dei morti: 1811-1921, 1818-1851, 1851-1861, 1921-1970.

Stato d’anime: 1837-1849, 1850-1863, 1876-1913, 1914-1923, 1924-1930, 1931-1938, 1938-1952, 1954-1964, 1966-1970.

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Bibliografia

PAOLI, 1889, p. 158; RASPINI, 1974, p. 251; REPETTI, 1833, I, p. 508.

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Il Popolo di Caselli
 

mappa

 

toponimi

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Il ritrovamento archeologico

Resti di tombe simili a quelli rinvenuti a S. Tea e con materiale in parte contemporaneo ed in parte di poco anteriore, sono state rilevate presso "Caselli", lungo la via di Vallombrosa - lato destro- fra la Fonte Lattaia e La Fornace (q.445). 
L’area delle sepolture ha subito col tempo profondi cambiamenti (lavori agricoli, cava per la fornace di laterizi, frane, ecc.) per cui le tombe si presentano ormai demolite, 
Tuttavia dall’esame dei frammenti ancora presenti, si ritiene trattarsi di un tipo di sepolture "a ziro"; sono stati rinvenuti infatti: frammenti di ziri con orli, fondi e pareti molto spessi, pezzi di vasi più piccoli ma pur sempre capienti (olle) serviti forse per cinerario (sul terreno sono infatti presenti resti di ossa umane), frammenti di patere, pezzi di tegole e di coppi che devono aver servito per la copertura degli ziri. 
Questi ultimi sono di un impasto molto granuloso, alcuni di colore rossiccio o arancione, altri grigiastro. I vasi grandi sono per lo più plasmati con argilla granulosa chiara o con impasto bruno o rosso; quelli piccoli con la stessa argilla granulosa chiara. Inoltre sono stati rinvenuti diversi frammenti di coppe e di altri vasetti etrusco-campani con vernice opaca, e qualche pezzetto di corallina aretina.

Bibliografia

Alvaro Tracchi, Dal Chianti al Valdarno. Ricognizioni archeologiche in Etruria, C.N.R. 1978, n.195.

Carta archeologica della Provincia di Firenze, 1995 (scheda 35.3.).

 

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