comune plebato popolo
Reggello Pitiana Alpe

Popolo di 
S. Miniato in Alpe

La chiesetta di S. Miniato rivolta verso la valle del Vicano

La Chiesa di S. Miniato in Alpe
 

La chiesetta fu costruita nel 1787 dai monaci vallombrosani al posto della vecchia parrocchiale di S. Miniato in Poggio che sorgeva lungo la mulattiera congiungente Pagiano con Pitiana.

La facciata della chiesetta, con il portale e il finestrone
Lo stemma del monastero di Vallombrosa (con la data di costruzione della chiesa), posto sul portale d'ingresso della chiesa
Il retro della chiesetta, col grazioso campaniletto a vela.

 

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Archivio parrocchiale.

Battezzati 1920-1970.

Cresimati 1865-1970.

Matrimoni 1812-1918; 1818-1852; 1851-1868; 1919-1928; 1929-1970.

Morti 1812-1903; 1818-1851; 1851-1869; 1905-1935; 1935-1970.

Stato d'anime 1885-1901; 1902-1904; 1905-1920; 1921-1928; 1929-1934; 1935-1951.

Inventario della chiesa 1825, 1854, 1934, 1940.

Liber chronicus 1933-1939.

Visite pastorali, decreti 1919.

Strada di Vallombrosa, Progetto 1837.

Perizie di lavori e lavori fatti alla Chiesa, 1860.

Questionario, 1929.

Documentazione relativa alla Chiesa reperibile presso l'Archivio della Diocesi di Fiesole: Stato d'anime A.V.F., XXX, I, 1027-1028, 1548 (1748-1954); III, 1-64 (1955-1970); IV, 1-16 (1955-1970).

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Il Popolo di S. Miniato in Alpe
 

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I quattro poderi di Vallombrosa

Podere Metato

Era uno dei 4 poderi (insieme a Casetta, Sambuco, Porcherie) che rimanevano compresi nel circondario di Vallombrosa. 

Le case e poderi di Metato, Porcherie, Casetta (allora comprese nel popolo di S. Andrea a Tosi)
 nel catasto dei beni vallombrosani del 1584-86.
Nella carta sono raffigurati anche il palazzo di Collemignoli (di proprietà granducale) e il "casamento" detto del Pian di Sambuco (allora posseduto da Bartolino da Raggioli e dalla chiesa di Pagiano)
A.S.F., Conventi soppressi 260, f.136, c.XXVI r.;
vedi anche GABBRIELLI-SETTESOLDI, 1985, p.34).

 

Situato a q.980, Metato era dotato di un piccolo appezzamento coltivato a grano e patate, e di un numero consistente di capi di bestiame per la produzione di latte.

A riprova di ciò ricordiamo che nel 1669 il podere di Metato aveva prodotto ben 565 libbre di lana (più di 1/5 del totale della produzione vallombrosana) ) (A.S.F., Corp. Religiose soppresse, 260, v.164); e ancora, che nel 1708 fra le fide pagate per i bestiami mandati a svernare in Maremma figura quella relativa al podere del Metato che costituiva da solo il 24% del totale, e che nello stesso anno Metato si confermava come il podere con la maggior produzione di lana (680 libbre, ca.230 Kg) ed il secondo per produzione di formaggio (270 libbre, ca. 90 Kg) (i dati si riferiscono alla sola quota di parte padronale) (A.S.F., Corp. Religiose soppresse, 260, v.171); che nel 1808 Metato era il 4° podere in assoluto –tra tutti quelli dipendenti dalle 3 fattorie vallombrosane- per numero di capi ovini –222-, e per numero di capi bovini –38-: cfr. A.S.F., Prefett.Arno, b.52 cnn), che pascolavano nei pascoli (nudi ed inframezzati da faggi) posti nella zona di Poggio Stefanieri.

Oltre alla casa e alla stalla, vi era un forno, un "metato" (=seccatoio) per le castagne e la caciaia.

Con la chiusura del podere (1870 circa), la casa fu ridotta a residenza di una guardia forestale, e nelle immediate vicinanze vi fu impiantato un vivaio per piantine da rimboschimento.

Attualmente il Metato è costituito da un manufatto in pietra e da alcune baracche in legno, ed è adibito a colonia montana.

Documenti
1790

"METATO: Un podere denominato Metato posto in oggi nel popolo di San Miniato in Alpe potesteria di Reggello con casa da lavoratore di 7 stanze da cielo a terra compreso due stalle con più il forno ed il seccatoio per le castagne e separate da queste 2 altre stanze che una sopra e sotto la caciaia, come pure altre 3 stanze similmente separate che una per uso di capanna, una per uso di stalla l’altra per riporvi altre robe, con più l’orto", con sue pertinenze (6 appezzamenti).

(A.S.F., Conventi soppressi, 260, f.136)

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Podere le Porcherie (o Bifolcherie, oggi Scoiattolo)

Questo edificio è situato a q.897 subito dopo il podere Casetta, sul lato destro della strada che da Vallombrosa porta alla Consuma: insieme a Casetta stessa, Metato e Sambuco, Porcherie era una delle 4 colonie esclusivamente pastorali poste nel cuore della foresta vallombrosana, e con esse condivideva i 120 ettari (tra pasture, praterie e castagnati) destinati al pascolo delle bestie.

Il toponimo è ricordato già nel 1510 quando si trova che "questo dì (21 aprile) si divise un pezzo di cerreto con l’erede di Francesco di Santi da Magnale in luogo detto le Porcherie" (A.S.F., Conventi soppressi, 260, v.116, c.117).

Di esso si dice (1645) che una volta vi dimoravano i bifolchi incaricati di trasportare il legname e il carbone, e per questo era noto anche con il nome di "Bifolcherie" (nelle vicinanze esiste tuttora il toponimo "fosso dei Bifolchi") (A.S.F., Conventi soppressi, 260, f.142).

Nel 1708 fra le fide pagate per i bestiami mandati a svernare in Maremma, quella delle Porcherie ascendeva al 13% del totale; nello stesso anno il podere aveva prodotto 328 libbre di lana e 222 di formaggio (i dati si riferiscono alla sola quota di parte padronale) (A.S.F., Corp. Religiose soppresse, 260, v.171).

Del 1715 è la notizia di una piantagione di 70 tra "castagnoli ed alberini" (forse pioppi) alle Porcherie (A.S.F., Conventi soppressi, 260, f.168).

Nel 1791 il podere fu richiesto a livello da Pietro Bartolini (che era da poco riuscito ad ottenere dal Granduca -nonostante la miglior offerta fatta dai Vallombrosani la vicina tenuta di Collemignoli), intenzionato a "corredarlo di bestiame ovino", ma i monaci glielo rifiutarono (A.S.F., Conventi soppressi, 260, f.264).

Nel 1808 a Porcherie si contavano 184 capi ovini (A.S.F., Prefett.Arno, b.52 cnn).

Il toponimo "Porcherie" identificava anche una abetina (la XLII dell’elenco del 1845) (Arch.gen.Congreg.Vallomb., Registro delle abetine)

Documenti
1790

"PORCHERIE: Un podere denominato le Porcherie posto nel popolo di San Miniato in Alpe potesteria di Reggello con casa da lavoratore composta da terra a tetto di 13 stanze ed il forno compreso stalle, stalletti capanne e orto", con sue pertinenze (6 appezzamenti).

(A.S.F., Conventi soppressi, 260, f.136)

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Podere, oggi vivaio Sambuco

Sambuco (q.838), situato nei pressi della chiesa di S. Miniato in Alpe, era una delle quattro unità poderali (sottoposte alla fattoria di Paterno) situate all’interno della foresta e specializzate nell’allevamento del bestiame.

Il toponimo è ricordato una prima volta nel 1612, quando si ha notizia della presa di possesso da parte del Monastero di Vallombrosa di alcuni pezzi di terra pratia e castagnata già appartenuti a fra Pio fattosi frate posti in località "Pian di Sambuco" (A.S.F., Corp. Religiose soppresse, 260, v.267), e ancora nel 1620 in occasione di una permuta fra i monaci e Bartolino da Raggioli che in cambio di una casa con annessi in Raggioli rilasciò ai vallombrosani alcuni pezzi di terra nella zona del Sambuco (A.S.F., Corp. Religiose soppresse, 260, v.138).

Anche i bestiami di Sambuco, come quelli degli altri 3 poderi, svernavano in Maremma (nel 1708, la spesa per essi ascendeva al 6 % del totale delle fide pagate: cfr. A.S.F., Corp. Religiose soppresse, 260, v.171); il podere aveva anche una considerevole produzione di lana (78 libbre nel 1708) e di formaggio (130 libbre nello stesso anno).

Una casa situata in località Sambuco.
La casa del  podere vero e proprio era però l'edificio posto a monte della strada, sopra la fonte. 

Documenti
1790

"SAMBUCO: Un podere denominato Sambuco posto nel popolo di San Miniato in Alpe potesteria di Reggello con casa da lavoratore composta da terra a tetto di 6 stanze ed il forno compreso stalla e stalletto e separata da questa una capanna e sotto la stalla un pratello con i ciliegi e meli che serve anche da aia e orto", con sue pertinenze (7 appezzamenti: vocaboli "il Poggiaccio", "il Poggiolino", "alle Porrine", "Embessi", "il Piano dei Meli", "Ponte Magnalese").

(A.S.F., Conventi soppressi, 260, f.136)

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Podere la Casetta

L’ultimo dei 4 poderi situati nella cosiddetta Badiana di Vallombrosa è visibile nei pressi della strada che unisce l’Abbazia alla Consuma.

Il toponimo è citato nel 1612, allorché indicava un pezzo di terra ginestrata di 8 staiora appartenuto a fra Pio, fattosi frate, e per questo passato al Monastero (A.S.F., Corp. Relig. sopp., 260, v. 267).

Nel 1669 da questo podere furono prodotte ben 412 libbre di lana (più di 1/6 della produzione totale del monastero (A.S.F., Corp. Religiose soppresse, 260, v.164).

Nel periodo 1689-1697 Casetta era risultato uno dei poderi dipendenti dall’abbazia con la più alta produzione di marroni e castagne (464 staia, di parte padronale) (A.S.F., Corp. Religiose soppresse, 260, v.173 – Giornale del Camarlingo).

Nel 1708 fra le fide pagate per i bestiami dei monaci mandati a svernare in Maremma, quella della Casetta ascendeva al 20% del totale; nello stesso anno il podere era risultato il secondo per la produzione di lana (571 libbre) e il primo per quella di formaggio (510) (i dati si riferiscono alla sola quota di parte padronale) (A.S.F., Corp. Religiose soppresse, 260, v.171).

Nelle ricordanze dell’abbazia dell’anno 1750 troviamo la nota delle spese per vi lavori di "risarcimenti" fatti nei poderi di Castagnete (fattoria di Sant’ Ellero) e la Casetta per complessivi scudi 6186 (A.S.F., Corp. Relig. sopp., 260, v. 150).

Nel 1808 era il secondo podere dei monaci per maggior numero di capi ovini (362) ed uno dei pochi ad avere più di dieci bovini (17) (A.S.F., Prefett.Arno, b.52 cnn).

Documenti
1660, 12 luglio

"Ricordo come si convenne con li maestri che fanno le zanelline che pagassero una lira il mese per la pigione della Casetta nella quale abitano e un’altra lire ogni mese per potere tagliare il legname di cui hanno bisogno per fare le zanelline senza danneggiare i boschi, et in questa maniera debbono pagare ogni mese un testone...".

(A.S.F., Corp. Relig. sopp., 260, v. 142).

1790

"CASETTA: un podere denominata la Casetta posto nel popolo di San Miniato in Alpe potesteria di Reggello con casa da lavoratore composta da terra a tetto di 12 stanze e il forno compreso stalle capanne e stalletti e separata da questa la seccatoia per le castagne, aia e orto" con sue pertinenenze di:

(A.S.F., Conventi soppressi, 260, f.136)

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Pian dei Meli (q.780)

Questa costruzione è situata sul tracciato dell’antica strada medievale per il Casentino (tratti lastricati), proveniente da Raggioli e passante per S. Miniato in Alpe e il Passo della Croce Vecchia.

Il toponimo è ricordato nell’elenco dei beni vallombrosani del 1790, ove si riferisce a due appezzamenti (entrambi di terra castagnata, misuranti rispettivamente 2 e 7 staiora) facenti parte dei poderi di Casetta e Sambuco (A.S.F., Conventi soppressi, 260, f.136).

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Podere Lagacciolo

Podere già di proprietà vallombrosana.

1620, 26 settembre
Deliberazione del capitolo di Vallombrosa di fare un podere al Lagacciolo "con tutte le comodità, per il contadino e per il bestiame e per la qual fabbrica il padre Abate ha dato scudi 200 avanzatigli nel suo generalato e il restante ha messo il Monastero".
(A.S.F., Corp. Religiose soppresse, 260, v.267).

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Bibliografia

RASPINI, Gli archivi parrocchiali..., 1974, p.265

GABBRIELLI-SETTESOLDI, "Vallombrosa e le sue selve. Nove secoli di storia", Ministero dell’Agricoltura e delle foreste, 1985;

GABBRIELLI et alii, "Vallombrosa: natura, storia, cultura", Firenze, s.d.

PRO LOCO SALTINO VALLOMBROSA,"Conoscere Vallombrosa. Guida alle Cappelle", Edizioni Vallombrosa, 1996.

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