| comune | plebato | popolo |
| Reggello | Cascia | Cascia, S. Pietro |
Pieve di |
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Secondo Pieri (PIERI, 1919, p. 79), il toponimo Cascia è di origine romana e deriva dal personale Cassius; Tracchi (TRACCHI, 1983, p. 831) invece ritiene che il nome possa essere collegato alla via Cassia Vetus che attraversava la zona.
La pieve di S. Pietro a Cascia
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L'abside della pieve |
La pieve di S. Pietro è documentata nelle fonti scritte a partire dal 1040.
Unerrata tradizione, sviluppata sulla scia di Repetti, la vorrebbe consacrata nel
1073, come avrebbe testimoniato unepigrafe, vista dallerudito, murata
nellabside delledificio.
La lapide non è stata rinvenuta e le forme attuali del corpo di fabbrica fanno pensare
che sia stato costruito fra XII e XIII secolo. E probabile, come è stato verificato
per quella di Gropina (AR), che la pieve romanica sia sorta sopra un
precedente edificio religioso; indizio di questa trasformazione potrebbero essere anche le
notevoli dimensioni del corpo di fabbrica. Ad avvalorare questa supposizione alcuni tratti
di murature che affiorano dal terreno retrostante labside.
Nel 1102 la pieve è confermata al vescovo di Fiesole con la corte ed il Castelnuovo di
Cascia. E probabile che il plebato di Cascia avesse raggiunto già allinizio
del secolo XII lassetto definitivo, documentato nelle decime degli anni successivi
(Moretti afferma che "la costituzione della pieve durò per tutto lalto
Medioevo, raggiungendo lassetto definitivo soltanto nel XII - XIII secolo".
La vasta estensione del territorio di pertinenza, cui nel XIII secolo sono suffraganee
ventiquattro chiese, determinò probabilmente la decisione di intraprendere una nuova
fabbrica che la tradizione seicentesca attribuiva al periodo matildino (Tabarrini, Vol. A,
c.1r: corre pubblica voce e tradizione essere stata (la pieve) edificata dalla generosa
carità della contessa Matilde).
La documentazione si fa più consistente fra XII e XIII secolo, quando "il glorioso
istituto delle pievi entra in crisi". Nel 1260, attraverso il Libro di Montaperti,
conosciamo parte della organizzazione del plebato ormai suddiviso in popoli e per gran
parte sottomesso alla Repubblica fiorentina. Nel XIV secolo i documenti scritti ricordano
il dormentorio (spedale, 1339) ed il porticato della pieve.
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| La facciata col porticato su colonne | |
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Il retro con l'unica abside centrale |
La pieve è caratterizzata da due complessi architettonici: San Pietro e la torre
campanaria costruiti in epoche distinte come risulta dalle due diverse tipologie murarie
degli edifici.
Entrambi hanno subito interventi di restauro; la pieve nel 1968 e la torre campanaria tra
il 1985 ed il 1988. Ai due edifici sono affiancati i corpi di fabbrica della sacrestia e
della canonica.
La pieve. Ledificio è caratterizzato
dal corpo della chiesa (31 m. x 15,70) e dal porticato antistante (5,80 m. x 15,70). La
pieve è a tre navate; la navata centrale è di larghezza doppia rispetto a quelle
laterali e termina in unabside semicircolare. Le navate sono scandite, ad intervalli
regolari, da cinque colonne e da un pilastro presso la zona presbiteriale; lo spazio
risulta quindi diviso in otto campate.
| La pianta |
| I capitelli sono in pietra serena e scolpiti a motivi floreali, animali ed umani | |
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Il paramento murario è costituito da conci perfettamente squadrati di arenaria
disposti in filari regolari paralleli. Durante il restauro del 1968 sono state rimosse le
stratificazioni storiche post-medievali (altari seicenteschi, cappelle
laterali, sepolture presso laltare e chiusura del cortile posteriore
come risulta dalle mappe catastali).
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Mappa catastale del 1936 |
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Catasto attuale |
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Il porticato, documentato nella prima metà del XIV secolo è stato ricostruito, in forme rinascimentali, nel 1569; è sorretto da quattro colonne con capitelli corinzi. |
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La facciata, con la svettante torre campanaria |
La torre campanaria nasce come corpo isolato cui in epoche successive sono state
addossate le strutture della canonica. Ha forma quadrata con il lato di 6,60 m. e poggia
su di un basamento di circa 50 cm di larghezza visibile sui lati nord ed est. La torre è
alta 32 m. Nel 1717 è documentata con la forma e le dimensioni attuali (il campanile di
pietra forte macigno di bozzi, gira attorno quattro facciate larghe ugualmente quarantasei
braccia, ognuna braccia undici e mezzo, è alto braccia cinquantacinque con quattro
finestroni. Separato dalla chiesa da braccia circa quattro; scoperto già ab antiquo, con
scale di legno, ha piccola porta senza serratura; TABARRINI, vol. A, c. 20r.). Le
trasformazioni subite dalla struttura sono anteriori al XVIII secolo. Le campane sono
state realizzate nel 1247, 1484 e 1488. A metà del XIII secolo la torre, come si deduce
dalla realizzazione della prima campana, svolgeva la funzione di campanile, questo
probabilmente già a partire dagli anni delledificazione della pieve fra XI e XII
secolo.
La torre fu realizzata, con altezza diversa, prima della pieve e svolse probabilmente
funzione difensiva e di avvistamento. È del 1245 un documento citato da Davidsohn
relativo allutilizzazione della struttura a fini difensivi: Cacciaconti dei Da
Quona, podestà di Cascia, dà ospitalità a patarini cacciati da Firenze. Da questa data
si può pensare che la torre, perdute le sue primitive e peculiari funzioni, abbia
continuato nella consuetudine ad essere utilizzata sia come punto forte che come campanile
| Alcune immagini dell'interno | |
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| Stemmi, sculture e iscrizioni |
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> Il Trittico di Masaccio per San Giovenale
La pieve si dotò per la prima volta di un organo nel 1674, allorché le Compagnie di S. Antonio Abate e quella della SS. Annunziata acquistarono da un certo padre Cianistrelli di Firenze (per la somma di 100 scudi) uno strumento che fu subito posto in una nuova cantoria, appositamente costruita nella parete in "cornu Evangelii" dal maestro falegname Giovanni Maria Giunti.
L'organo subì molteplici modifiche ed interventi di restauro tra la fine del XVII e la prima metà del XVIII, epoca nella quale fu spostato sopra una nuova cantoria nella controfacciata, sopra la porta principale della chiesa.
Negli anni '70 del '700 esso fu completamente ricostruito da un maestro tedesco residente a Figline Valdarno (Giuseppe Rittenfels), e circa un secolo dopo fu venduto alla chiesa di S. Stefano alle Corti, ed ampliato da un tale Demetrio Bruschi di Loro Ciuffenna.
Recentemente è stato portato nella chiesa di S. Maria del Ponterosso a Figline.
Bibl.: Giorgetti R., Gli antichi organi...
Battezzati 1818-1822; 1822-1826; 1826-1830; 1831-1833; 1833-1838; 1839-1843; 1843-1848; 1845-1865; 1848-1850; 1851-1852; 1853-1856; 1855-1858; 1858-1863; 1863-1868; 1868-1880; 1880-1892; 1892-1897; 1897-1901; 1901-1906; 1907-1914; 1914-1921; 1921-1930; 1930-1942; 1942-1959; 1960-1970.
Cresimati 1638-1876: 1654-1874; 1915-1931; 1936-1949; 1949-1959; 1958-1965; 1966-1970.
Matrimoni 1812-1863; 1818-1855; 1855-1913; 1914-1928; 1929-1941; 1941-1953; 1953-1958; 1958-1970.
Morti 1812-1860; 1818-1834; 1834-1846; 1848-1850; 1851-1874; 1854-1865; 1884-1924; 1924-1949; 1949-1970.
Stato d'anime 1648-1686; 1691-1703; 1704-1718; 1719-1735; 1753-1772.
Documenti matrimoniali: 1929-1967.
Indice di battezzati: 1818-1868.
Decimario della pieve: 1727-1779.
Decime di grano: 1722-1788.
Inventario e memorie della pieve: 1689-1704.
Liber chronicus: 1956-1967.
Diario parrocchiale: 1794-1940.
Vacchette delle feste, ufizi, legati pii ecc. : 1766-1967.
Libro delle feste: 1) 1773-1782; 2) 1962-1967.
Entrata e uscita della pieve: 1555-1561.
Debitori e creditori della pieve: 1562-1646.
Campione della pieve: 1714-1771.
Miscellanea di carte, inventari, notifiche.
Lavori e restauri (inserti di carte).
Censi e livelli (inserti di carte).
Curia e ufficio amministrativo.
Giornale della pieve, Entrata e uscita, 1562-1631.
Registro dei poderi: 1897-1910.
Compagnia di "S.Lorenzo alla Casellina": Notizie, resoconti e ricordi, libro dei fratelli e delle sorelle, 1650-1690. Per i "Capitoli" (1590-1778) vedi A.S.F., Compagnie soppresse, 335.
Compagnia di "S. Antonio": Entrata e uscita, 1) 1648-1715; 2) 1703-1768.
Compagnia della "SS. Annunziata alla Casellina": Entrata e uscita (1614-1721).
Congragazione del Clero: Solutio casuum, 1) 1664-1707; 2) 1706-1720; 3) 1721-1728. Acta Academiae etc., 1784-1792.
Congregazione del "S. Rosario" a Reggello: Entrata e uscita, 1) 1587-1618; 2) 1718-1802.
Società della Gioventù Cattolica Italiana. Circolo Giovanile di Cascia: Verbali delle adunanze, 1922-1926.
REPETTI, 1833-45, I, p.499; BOSSINI, 1970, p.40; RASPINI, 1974, p.291; SCARINI, 1985, p.103; MORETTI, 1986, p.42; FABBRI, 1983, I, p.42; TAFI, 1989, p.33; DAVIDSOHN, II, p. 419.
Mappa del plebato
I popoli
A Cascia (nei pressi di Casa Pecorneccia e del ponte di Cascia) si ha notizia del rinvenimento di monete di epoca romana imperiale tra cui una in bronzo dell’imperatore Galerio.
Presso la chiesa di San Pietro invece, più precisamente in prossimità del
torrente Resco Reggellese, vennero ritrovati frammenti ceramici, laterizi,
manufatti litici, pasta vitrea, scorie ferrose.
Del materiale ceramico fanno parte "frammenti di argilla granulosa chiara,
di argilla rossiccia di fattura piuttosto rudimentale, di figulina depurata
arancione e, in quantità minore, di argilla grigia", associati a ceramica
sigillata e a vernice nera.
Durante lavori di restauro della chiesa (1967), furono recuperati frammenti
ceramici di impasto nerastro e rossiccio di età romana, tra il materiale di
riempimento interno all’edificio e ai fabbricati annessi.
Bibliografia
Alvaro Tracchi, Dal Chianti al Valdarno. Ricognizioni archeologiche in Etruria, C.N.R. 1978 (n.193).
Carta archeologica della Provincia di Firenze, 1995 (schede 35.5. e 35.6.).
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