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il romitorio della |
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L'oratorio in una mappa di fine Settecento, relativa ai lavori da eseguire alla strada Aretina, che da Rignano saliva al S. Donato e conduceva a Firenze |
La visita pastorale effettuata dal Vescovo di Fiesole Ranieri Mancini nel piviere di
Rignano nel corso del 1782, conferma la presenza dell'oratorio ed in esso dell'affresco
con la Madonna col Bambino eseguito da Bicci di Lorenzo, ora nella chiesa di S. Maria
Immacolata a Rignano:
" ...oratorio della madonna di Sezzano, de' Padri Vallombrosani, Popolo di
Rignano. Altare solo mensa di pietra, vi è un immagine della Madonna tenuta in grande
venerazione dal popolo: fu coperto con l'antifona Regina Coeli, vi sono sufficienti arredi
sacri che gli mantengono i Padri vallombrosani. Vi è contigua l'abitazione del custode
che attualmente è Orlando Innocentini che veste da romito vallombrosano e tiene la chiesa
di detto oratorio".
Nel "Compendio di tutti i beni del monastero compilato da Don Bernardino Mochi.
origine di essi e loro obblighi" stilato tra il 1540 e il 1597, Sezzano o
Sezzanuzzo risulta essere uno dei quattro poderi che il monastero di Vallombrosa
possedeva all'interno del piviere di San Leolino insieme al Mulinaccio, Gomigliano o
Guvigliano e Casa a Rignano.
In un cabreo, ossia un repertorio catastale di tutti beni posseduti dall'abbazia di
Vallombrosa , risalente agli anni 1584-1586, alla pagina dedicata al podere di Sezzano
si evidenzia con chiarezza, oltre ai vari appezzamenti costituenti il podere, un
tabernacolo posto lungo la via maestra che dall'allora Ponte a Rignano portava a Firenze.
Cercando di ricostruire l'esatta ubicazione del tabernacolo con l'aiuto della pianta
cinquecentesca si può constatare che il podere Sezzano, suddiviso in quattro appezzamenti
di terra tutti indicati nella pianta col loro nome, Sezzanuzzo, il bosco di Sezzanuzzo,
il Vallone e Ginestruzzo, era collocato sulla destra della strada maestra venendo da
Rignano e che il tabernacolo era ubicato in prossimità della casa del podere.
La presenza
del tabernacolo è confermata anche da un altro piantario tardo cinquecentesco. Dalla
pianta che possediamo il tabernacolo risulta di non grandi dimensioni, come una piccola
cappella a forma di edicola centinata.
Più tardi, anche se non possiamo stabilire ancora con esattezza quando, esso fu
sicuramente ingrandito e venne ad assumere le dimensioni di un vero e proprio oratorio.
Più precisamente, già nel 1752, esso era divenuto un romitorio come risulta da un libro
di ricordanze segnato P dellAbbazia di Vallombrosa dove si allude al "romitorio
di Santa Maria a Sezzano" in relazione al vestimento di un nuovo romito che
andava ad affiancare quello presente, vecchio e malato , nella conduzione del romitorio
stesso.
Nel testo si allude anche allopera di questo anziano romito che aveva
decorato e arricchito la chiesetta con molti arredi sacri.
Nella visita del Vescovo Mancini del 1782 , a cui abbiamo accennato precedentemente, quando si fa il nome del custode, Orlando Innocentini, questo viene infatti definito romito vallombrosano. Quest'ultimo, sempre nel 1797 e precisamente nel mese di Maggio, è ricordato come facente parte della famiglia dei monaci vallombrosani in qualità di converso oblato, in occasione della nomina del nuovo abate di Vallombrosa Gherardo Gherardi.
Il 3 dicembre del 1776 il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo soppresse tutti i romitori che infestavano le campagne e ribadì questa sua presa di posizione nella circolare del 7 Gennaio 1780. Evidentemente gli ordini granducali furono però disattesi se troviamo un romito vallombrosano ancora operante nel 1797.
Se vogliamo però comprendere con più precisione dove fosse realmente ubicato il
romitorio e soprattutto il perché della sua distruzione, che evidentemente non ebbe come
molla scatenante le soppressioni granducali del 1776, può risultare utile una nota
scritta in un libro di Fitti pigioni, livelli, e censi segnato I dell'abbazia
di Vallombrosa.
Vi si dice che la famiglia Pandolfi, livellaria del podere di
Sezzanuzzo dai monaci vallombrosani almeno dal 1682, proprio nel 1797 cedette "alla
comunità di Rignano un pezzo di terra per scudi 20 per farvi la strada , qual somma di
scudi 20 fu ritirata dalla nostra Badia e però fu diminuito il canone ai suddetti
Pandolfi...".
L'affresco di Bicci di Lorenzo
| Bicci di Lorenzo (attribuito) Madonna che allatta il Bambino Affresco proveniente dallo scomparso oratorio di S. Maria a Sezzano, ora nella Chiesa parrocchiale di Rignano. Databile ai primi tre decenni del XIV sec. |